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L'antico borgo
Si accede al Centro Storico dall'attuale Piazza Donato Palmieri, creata nel 1900 ampliando, in varie fasi, uno slargo antistante l'accesso al paese.
Si entra nel borgo attraverso un arco – la Porta da Capo - ed uno stemma in peperino recante le armi chigiane è posto sopra di esso, sormontato da una torre coronata da merli ghibellini.
Il vano di ingresso coperto ha sul fondo una nicchia affrescata rappresentante la "Resurrezione” realizzata da un pittore senese, Bernardino Mei, nel 1663.
Sopra la nicchia vi è una cartella sormontata dallo stemma Chigi, con la seguente iscrizione: "Oriens ab occasu"

Attraverso un secondo grande arco ribassato, sostenuto da due pilastri rotondi in muratura di mattoni, si entra in piazza San Lorenzo, la più grande del paese e la più importante dal lato artistico. Essa è racchiusa da Palazzo Chigi, dalla Chiesa di San Lorenzo, dalla facciata del Palazzo Comunale, dall'Oratorio della Natività, da un palazzotto signorile evidenziato da un elegante portale bugnato e, da una fila di edifici.
Oltrepassato l'arco sulla sinistra, incassato nel fianco di Palazzo Chigi vi è un blocco di marmo, scolpito a bassorilievo, che reca uno stemma con le ben note armi orsine: bande oblique e rosa da capo.
Da ricordare che l'attuale stemma del Comune di Formello: uno scudo in campo argento, tre bande rosse obblique, fascia orizzontale gialla con anguilla verde e rosa rossa, è l'antico stemma della famiglia Orsini.

Sulla piazza S. Lorenzo, il Palazzo Comunale: il palazzotto presenta un bel portale bugnato, adiacente alla residenza stessa. Fa parte del palazzetto acquistato nel 1617 da un certo Sante Papigno come residenza per il Comune. Nella lunetta del portone d’ingresso al Comune e sul paracarri all’angolo si notano le iniziali di Tommaso Vecchierelli, a lungo sindaco, da cui il Palazzetto Vecchierelli, acquistato nel 1956, prende nome.
Di fronte al palazzo comunale si erge l'Oratorio della Natività, di recente restaurato nelle facciate che prospettano sulla piazza. L'impostazione è assai semplice sia nella facciata sia nell'impianto planimetrico, comprendente due ambienti a pianta rettangolare al primo livello, e dei locali al piano inferiore, posto sotto il livello della piazza. La facciata consiste in un semplice ordine dorico con architrave e cornice sormontati da un timpano. Le due mezze colonne, poste ai lati della facciata, realizzate in muratura, sostengono la trabeazione, sormontata da un timpano anch'esso in muratura. La facciata è completata da un leggero campaniletto in muratura intonacato, che conserva ancora la campana.
Fu probabilmente una Cappella Chigi, vista la presenza di un loro stemma sulle travature del soffitto.

Alla destra di Palazzo Chigi, si scorge solo una piccola parte della chiesa di S. Lorenzo, chiusa dagli edifici circostanti e dal campanile che segna la sua presenza nella piazza.
Incerta è la data della sua costruzione, ma se prendiamo in considerazione quanto scritto da illustri storici, dobbiamo pensare al X-XI sec. come data per la sua costruzione. È comunque dell'XI sec. la prima notizia riguardo la chiesa, poi citata in un elenco di parrocchie del 1236.
Si può pensare che la sua pianta doveva essere mononavata, con soffitto ligneo a capriate e che soltanto nella seconda metà del XVI sec., quando venne completamente rinnovata, assunse l'aspetto attuale.
La parete di facciata, asimmetrica, prospetta sulla piazza. Un portale dalle linee semplici si apre sulla navata di sinistra; lo spazio interno, trasformato a tre navate dopo l'intervento del XVI sec., è scandito da due file di quattro colonne quadrate, sulle quali sono impostati archi a tutto sesto. Esse conservano ancora il dado in blocchi di tufo squadrati, come con molta probabilità doveva presentarsi anche il fusto. L'interno risulta valorizzato dai recenti interventi di restauro.
La navata centrale presenta un bellissimo controsoffitto ligneo scandito da venti "formelle" e da una grande croce centrale, intarsiate all'interno. Le navate laterali sono coperte con volte a crociera.
Di notevole interesse è un affresco posto sulla prima cappella della navata di sinistra, vicino l'ingresso, attribuito a Donato Palmieri.
Sulla parete anteriore vi è l'ingresso al campanile. Costruito a pianta quadrata, con blocchi di tufo squadrati, presenta due primi cornicioni costruiti a punta di mattone, con al centro inserito un orologio, e altri due cornicioni sempre a punte di mattone ma con l'aggiunta di piccoli modiglioni marmorei, con due ordini di finestre bifore con colonnina centrale.
Nel 1677 fu restaurato, poiché lesionato da un fulmine, sostituendo la cuspide in mattoni con un'altra barocca in zinco.

Costruito sulla sommità del pianoro a guardia della porta di accesso al paese, Palazzo Chigi domina con il suo aspetto maestoso le case che sorgono ai suoi piedi.
Conserva esternamente un aspetto quattrocentesco, ma per poco che lo si osservi, ci si accorge che il palazzo non è strutturalmente omogeneo, e non è difficile distinguere in esso diverse fasi di costruzione.
Il primo impianto dovrebbe risalire al medioevo, è nota l'esistenza di un castrum fin dall'XI sec., costruito forse dai Monaci di San Paolo, quando ebbero il feudo in concessione nel 1081. La consistenza dell'impianto prima dell'avvento degli Orsini rimane oscura. Nel 1279, quando gli Orsini ebbero in concessione il Feudo da Papa Nicolò III, forse ampliarono, forse costruirono quello che poi sarebbe divenuto il castello.
Il palazzo era costituito da due piani, con le facciate prospicenti la piazza, rivestite con blocchi di pietra squadrati e con la torre che si elevava al di sopra dell'edificio, come testimoniavano due acquerelli oggi smarriti.
Subì delle profonde modificazioni nel XVII sec. quando la terra di Formello fu venduta dagli Orsini alla famiglia Chigi; ci fu la sopraelevazione di un piano e la conseguente scomparsa della torre, allargamento e mutamento di forma delle finestre nelle facciate prospicenti la piazza, le quali vengono riquadrate a semplice fascia, e adattamento interno dei piani esistenti; sotto la direzione dell'architetto Felice Della Greca.
Dei molti lavori eseguiti non solo nel palazzo ma anche nella vicina Villa Chigi, si ha notizia dai documenti di fabbrica dell'archivio Chigi, conservati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, e in parte pubblicati da Vincenzo Golzio.
L'ingresso, asimmetrico, evidenzia un portale bugnato in peperino.
Sopra il concio di chiave dell'arco è visibile uno stemma in marmo raffigurante in altorilievo le armi chigiane. Alla destra del portale, scolpito in bassorilievo in un blocco di pietra, vi sono alcuni graffiti, il Tomassetti li ha interpretati come una data (1464) avanzando l'ipotesi della data di costruzione del palazzo, alla sinistra vi è una porticina che conduce ai locali interrati del palazzo.

Lo splendido scenario dello storico Palazzo Chigi, ancora in fase di restauro grazie a finanziamenti del Ministero per i Beni e le attività Culturali, della Regione Lazio e della Provincia di Roma, ospiterà parte degli eventi in programma per le Giornate europee del Patrimonio e per l'occasione sarà aperto al pubblico e reso visitabile nei giorni 23 e 24 settembre
Da vedere la ricostruzione dell’antica torre di avvistamento, ancora presente intorno alla metà del 1600.
Il Progettista, Arch. Andrea Bruno, professionista specializzato nel restauro di edifici storici, così ha illustrato i motivi che hanno portato a recuperare questo simbolo della comunità.
“L’anima dell'antica torre distrutta che riemerge sulla sommità del Palazzo Chigi, nuovo simbolo di torre civica, si affianca al campanile della chiesa e consentirà di ammirare dall'alto il centro storico di Formello e l'intero panorama dell'agro veientano.
La parte della torre all'interno del Palazzo è stata recuperata alla sua funzione originaria di collegamento verticale e di tramite per raggiungere la terrazza che si affaccia sul territorio circostante.
Una scala sospesa al suo interno darà ai visitatori la possibilità di ammirare le antiche decorazioni che ne ornano le pareti interne riscoperte e messe in valore nel corso dei lavori di restauro.
Le pareti emergenti, in acciaio corten, che individuano in modo simbolico la parte un tempo esistente della Torre sono disegnate in modo da indirizzare lo sguardo di chi accederà a questo terrazzo che sarà il punto più elevato della città.
Da questa torre si potranno vedere le località in cui sono stati scavati i più famosi reperti archeologici dell'agro veientano che saranno in parte esposti nelle sale del nuovo museo e che rappresentano una parte importante delle collezioni già esposte nel grande museo di Villa Giulia a Roma.”

L'itinerario all'interno del centro storico continua su via XX Settembre, che si apre di fronte al Palazzo Chigi e, tagliando in due il paese, congiunge la "Porta da Capo" con la "Porta da Piedi".
Seguendola si raggiunge la chiesa di San Michele Arcangelo, guidati dall'elegante campanile romanico che si eleva al di sopra delle case.
Alla ricerca dell'antico habitat storico-culturale, troviamo, partendo dalla "Porta da Piedi" una casa torre dal cui terrazzo si ha una ottima vista sulla vallata sottostante; un prospetto di case in linea a due piani con scale esterne; e, ancora risalendo, il vicolo S. Angelo di fronte all'omonima chiesa; una casa forte in Piazza Garibaldi, in parte rifatta, dove si può ancora vedere parte della struttura in tufelli (XIII-XIV sec. circa).
Ancora avanti in Piazza Vittorio Emanuele si può vedere, in netto contrasto con l'ambiente circostante, un edificio (XVIII sec. circa) rifinito in stucco ben lavorato e dipinto color travertino, il portale riquadrato, completato con timpano curvilineo intonacato e modanato in stucco con coloritura finale, e due interessanti finestre rettangolari con grata.

Scarse sono le notizie riguardo la chiesa di S. Michele Arcangelo: anche questa chiesa, detta “S. Angelo”, è citata nell'elenco di parrocchie del 1236, ed è l'unica data che abbiamo riguardo la sua origine, collocabile anteriormente al XIII sec.
La facciata molto semplice, in blocchi di tufo squadrati, trova nel portale l'unico motivo di rilievo. Esso, costruito alla fine del XVI sec., è arricchito da una cornice in peperino variamente modellata, con timpano triangolare che presenta un elegante motivo di decorazione dentata.
Dal portone di ingresso si accede in un piccolo spazio, delimitato da tre pareti di legno, che funge da filtro.
Su ognuna delle tre pareti si apre una porta, e tutte presentano delle decorazioni dorate. Al di sopra vi è un ballatoio costruito in legno dipinto, dove era sistemato l'organo, di cui si possono vedere ancora delle tracce, ed al quale si accede da una stretta scala in legno posta alla sinistra della porta di accesso.
L'interno, spoglio ed in attesa di imponenti restauri, è ad una sola navata con tetto ligneo a capriate e pavimento costituito da un semplice mattonato, messo in opera in questo secolo. Durante i lavori di restauro della chiesa, sono state rinvenute al di sotto della vecchia pavimentazione delle sepolture. Al di sotto dell'altare maggiore vi doveva essere una piccola cripta contenente le sepolture dei Sacerdoti.
Un'ampia abside, illuminata da due monofore, si apre sul fondo ed è posta ad un livello superiore rispetto alla navata. Essa è chiusa parzialmente alla vista dall'altare maggiore che, costruito intorno al XVI-XVII sec. in sostituzione dell'altare originario e contemporaneamente agli altri quattro altari posti sulle pareti laterali, è costituito da un'edicola conclusa con timpano curvo, aperto al centro: fu eretto, come del resto anche gli altri, in muratura intonacata e poi rivestito con stucco bianco.
Ai lati dell'altare maggiore si aprono due porte che immettono nella piccola sacrestia ricavata nell'abside.
Sulla parete di sinistra accanto all'altare maggiore si apre un'altra porta, oggi chiusa, che immetteva in una sacrestia più grande, adibita ora a residenza; una porta finta è stata dipinta sulla parete di destra per ottenere una visuale simmetrica.
Su gran parte delle pareti della chiesa dovevano essere distesi numerosi affreschi, purtroppo perduti.
Tracce consistenti sono visibili nel catino dell'abside, come l’affresco con "Madonna e Bambino" dietro l'altare maggiore, e due figure di'' Santi'', visibili sulle pareti iniziali dell'abside, posti uno a destra e uno a sinistra dell'altare maggiore. Inoltre si può ancora vedere la figura di un "Angelo" sulla parete di sinistra accanto al secondo altare, e la figura di un "Santo" nella spaziatura del secondo altare di destra.
Su questi affreschi si intravedono ancora le tracce della calce che per lungo tempo lì ha ricoperti, come del resto deve essere stato per gli altri affreschi che dovevano rendere scenograficamente vivo l'interno della chiesa.
Nella spaziatura del primo altare di sinistra è collocata una tela, molto mutila, i cui particolari tuttavia parlano di un'artista di notevoli capacità disegnative e cromatiche, mentre una seconda tela, molto grande, di notevole valore artistico, era posta nella spaziatura centrale dell'altare maggiore, raffigurante "S. Michele Arcangelo". Essa è stata tolta per essere sottoposta ad un intervento di restauro, già eseguito.

Nella parete di destra, dopo il secondo altare, incassato nel muro vi è un tabernacolo in marmo, lavorato in rilievo, di notevole interesse.
Sulla parete di sinistra si apre l'ingresso al campanile. La facciata esterna è caratterizzata dalla presenza di quattro comparti divisi da quattro cornici realizzate a semplice punta di mattone, nelle ultime due vi è l'aggiunta di piccoli modiglioni marmorei. Il primo comparto è stato realizzato in mattoncini intonacati, gli altri fino alla cuspide in blocchi di tufo, struttura analoga a quella della facciata della chiesa, con tre ordini di finestre, monofora nel primo comparto, bifore negli altri due, oggi in parte chiuse. La cuspide è stata realizzata con mattoncini e presenta una croce centrale collocata sulla sommità.
Si ha notizia, che un tempo all'interno della chiesa vi era sistemato un capitello corinzio che fungeva da fonte battesimale.

Lasciando via XX Settembre consigliamo di seguire il vicolo che corre parallelo, situato alla sua destra, dove si può vedere sulla destra all'incrocio con via Lucidi, inglobata negli edifici circostanti, una interessantissima torre circolare, che presenta nell'unica parte in vista due finestrine rettangolari.
All'uscita dal Centro Storico, su piazza Donato Palmieri, si può vedere di fronte il borgo S. Antonio, la prima espansione di Formello fuori dalle mura databile al XVIII sec. circa, che si compone di una trentina di case poste lateralmente a via S. Antonio.

fonte: www.lcnet.it/reticiviche/formello
testi: Massimo Stipa
foto Luciano Usai per Ganesa Onlus ©2006 |
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